L’alibi è morto

L'Alibi è morto

Domenica pomeriggio, il telefono che vibra
e il divano che chiama

Il telefono vibra sul comodino. Fuori c’è un corso, un progetto, una palestra. Dentro c’è il silenzio caldo del divano e tu scegli il divano. Scegli il nulla, e ti dici: non è il mio momento ma non è vero, non lo è mai stato.
Quando l’alibi diventa una religione, Francesco Guccini scrisse “Dio è morto” per i Nomadi. Era un inno a cercare la forza dentro di sé, senza delegare il senso della vita a qualcosa di esterno. Oggi, con la stessa metrica, quel ritmo, lo rovescio: non è Dio a essere morto, è l’alibi.
Viviamo nell’epoca della scusa perfetta: quella del traffico, del capo che non capisce, del tempo che manca, dell’età che avanza. La pigrizia si veste da prudenza, la paura da buon senso, la resa da scelta consapevole. È una storia che ci raccontiamo, e ci crediamo pure.


L’alibi è morto: una parodia che risveglia

L’alibi è morto

Ho visto

la gente che cerca la via più tranquilla, il divano che accoglie e la mente che oscilla, la paura del vento, del freddo, del fango, e scappare dal ballo fermandosi al rango.

Ho visto la fuga davanti all’impegno, confondere il sonno con l’alto disegno, la scusa pronta per ogni caduta, la forza interiore rimasta seduta, e un mondo che applaude chi evita i guai: l’alibi è morto.

Ho visto

la noia dipinta coi filtri del giorno, la lagna che gira perenne d’intorno, cercare scorciatoie su strade spianate, volere il raccolto senz’aver mai zappato.

Ho visto campane di vetro e di vanto, la resa immediata al primissimo pianto, e l’odio per l’ansia che mette alla prova, pensando che l’oro per caso si trova: il coraggio è morto.

Ma se noi siamo stanchi di questa finzione, se sappiamo che il muscolo cresce in tensione, se sentiamo che il tempo che abbiamo davanti non perdona i distratti, i codardi, i paventi; se la nostra esistenza si tempra nel fuoco, se la vita è una sfida e non è solo un gioco, se ogni ostacolo vinto diventa un gradino per alzare il livello del nostro destino…

In questo futuro che chiede maestria, in mezzo alla tempesta che spazza la via, in un mondo che crolla se resti a guardare, con le braccia più forti che imparano a osare: la tempra è risorta, la forza è risorta, la vita è risorta!

La sindrome del divano che oscilla

Ho visto gente che cerca la via più tranquilla, il divano che accoglie e la mente che oscilla, la paura del vento, del freddo, del fango. Lo so perché l’ho vista anch’io, e forse in qualche momento sono stato io quello lì, sdraiato a guardare il soffitto mentre il pomeriggio scivolava via. Il problema non è riposare: quello è un conto. Il problema è confondere il sonno con l’alto disegno, credere che aspettare sia un piano, che rimandare sia una strategia, che lamentarsi sia un’azione.

La noia dipinta coi filtri del giorno, la lagna che gira perenne intorno: abbiamo trasformato il lamento in un genere letterario. Non è un genere che paga bene. La scusa pronta per ogni caduta, la forza interiore rimasta seduta, un mondo che applaude chi evita i guai. L’alibi è morto: non protegge, non salva, non costruisce. È solo una lapide sopra i sogni che non hai avuto il coraggio di inseguire.

Il coraggio non si trova per caso

Guccini scriveva che se Dio è morto, siamo noi a doverci caricare la vita sulle spalle. Nessun deus ex machina calerà dal ciele per regalarti il lieto fine, e vale lo stesso per la pigrizia. Nessuno verrà a spingerti, non c’è un tizio con un cartello che ti aspetta all’angolo. Il coraggio non è una dote che cade dall’alto come l’oro per caso: è un muscolo. Cresce solo in tensione, se non lo carichi si atrofizza, se non lo meti alla prova si scioglie come neve al sole. Ogni ostacolo vinto diventa un gradino per alzare il livelo del tuo destino, e la vita è una sfida, non solo un gioco da tavolo.

Francesco Guccini scrisse “Dio è morto”
Francesco Guccini scrisse “Dio è morto”

La tempra risorge quando decidi di alzarti

Il futuro che ti aspetta non perdona i distratti, i codardi, i paventi. Chiede maestria, presenza, coraggio. La buona notizia è che non servono superpoteri: serve una decisione. Spegni la notifica, alzati dal divano. Sostituisci la scusa con un’azione piccola, anche imperfetta, e trasforma la paura del fango in una sfida con gli stivali. In mezzo alla tempesta che spazza la via, con le braccia più forti che imparano a osare, qualcosa può risorgere. Non l’alibi, non la scusa, non la lagna. La tempra, la forza, la vita.

La prima mossa è tua

Dio è morto? Forse. Ma la tua parte migliore è ancora lì in attesa. Non lasciarla marcire sul divano. Oggi fai la prima mossa, quella che rimandi da settimane. Non domani, non quando sarà comodo, perché la comodità è l’ultimo rifugio degli alibi. E tu non sei nato per restarci.

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Se questo articolo ti ha scosso quel tanto che basta, condividilo con qualcuno che ha bisogno di sentirselo dire. E poi alzati.

Domande frequenti

Cosa significa “l’alibi è morto”?
Significa che le giustificazioni che usi per non agire non hanno più valore. Traffico, capo che non capisce, tempo che manca, età che avanza: sono scuse che trasformano paura e pigrizia in presunta prudenza. Nessuno verrà a spingerti e il divano non costruisce nulla. La responsabilità di muoverti è solo tua, e ogni alibi è una lapide sui sogni che non insegui.
Qual è la differenza tra riposare davvero e scappare sul divano?
Riposare è una scelta consapevole: ricarichi le energie e poi riparti. Scappare è confondere il sonno con un piano: resti sdraiato, rimandi e chiami strategia l’attesa. Il campanello d’allarme è la ripetizione: se il divano è sempre il tuo rifugio quando arriva una sfida, non stai riposando, stai evitando. La noia dipinta e il lamento continuo non sono riposo.
Perché continuo a rimandare anche quando so cosa devo fare?
Perché rimandare è comodo e indolore nell’immediato. La paura del fango, del giudizio o del fallimento si traveste da buon senso e la pigrizia da prudenza. Il tuo cervello preferisce il silenzio caldo del divano all’incertezza dell’azione. Ma ogni rinvio rafforza l’alibi: più aspetti, più il divano diventa una prigione dorata. La prima mossa spezza il meccanismo.
Il coraggio è una dote o si può allenare?
Il coraggio non cade dall’alto come l’oro per caso: è un muscolo. Come ogni muscolo, cresce solo sotto sforzo. Se non lo carichi, si atrofizza; se non lo metti alla prova, si scioglie come neve al sole. Ogni ostacolo affrontato e vinto diventa un gradino che alza il livello del tuo destino. Non servono superpoteri, serve una decisione: allenarlo oggi con una piccola azione imperfetta.
Qual è la prima mossa concreta per uscire dall’alibi?
Spegni la notifica, alzati dal divano e sostituisci la scusa con un’azione piccola, anche imperfetta. Non aspettare che sia comodo: la comodità è l’ultimo rifugio degli alibi. Scegli una cosa che rimandi da settimane e falla oggi, nei prossimi dieci minuti. La tempra risorge quando decidi di alzarti, non quando trovi il momento perfetto.
Perché la comodità è pericolosa se voglio cambiare?
Perché la comodità è l’ultimo rifugio degli alibi. Ti convince che aspettare sia un piano, che rimandare sia una strategia e che lamentarsi sia un’azione. Quando scegli sempre la via più tranquilla, il divano che accoglie e la mente che oscilla, la forza interiore resta seduta e i sogni muoiono. La vita chiede maestria, presenza, coraggio. La tempra nasce solo in tensione, non nello stallo del comfort.

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