Il Mito della Nuvola: una Narrazione comoda
Il termine “cloud” è una delle più grandi operazioni di marketing della storia tecnologica. Ha trasformato qualcosa di estremamente concreto e impattante in una metafora rassicurante.
Ma la realtà è diversa:
- Un singolo grande data center può consumare quanto una città di medie dimensioni
- Secondo l’IEA, i data center rappresentano circa l’1–1,5% del consumo elettrico globale
- Con l’esplosione dell’AI generativa, la domanda energetica è destinata a crescere esponenzialmente
E’ bene essere coscienti che quando utilizziamo un servizio online, non stiamo “salvando in cloud”. Stiamo attivando una catena industriale complessa che richiede energia continua, raffreddamento costante e infrastrutture critiche.
Di fatto il cloud non è leggero., è semplicemente nascosto.
Politica e Potere: il Corto Circuito europeo
C’è un punto, osservando da vicino l’evoluzione dei data center in Europa, in cui la tecnologia smette di essere solo innovazione e diventa chiaramente una questione di potere: è il momento in cui entra in gioco la governance.
Le grandi multinazionali del tech hanno costruito una narrazione tanto efficace quanto strategica: rendere pubblici i dati su consumi energetici, uso dell’acqua e impatti ambientali, sostengono, significherebbe esporre segreti industriali, offrendo vantaggi ai concorrenti. Una tesi apparentemente plausibile, che però ha prodotto conseguenze molto concrete.
L’Europa ha accolto questa impostazione, introducendo meccanismi di riservatezza che, di fatto, hanno ridisegnato gli equilibri decisionali. Il controllo si è progressivamente spostato verso l’alto, centralizzando le ispezioni a livello comunitario e riducendo il margine di intervento di regioni, comuni e amministrazioni locali.
E così si è creato un paradosso difficile da ignorare: proprio le comunità che vivono accanto a queste infrastrutture, che ne respirano gli effetti e ne condividono i rischi, sono anche quelle con meno strumenti per comprenderle davvero e per influenzarne lo sviluppo.
Da umanista digitale, questa frattura mi appare evidente e, in qualche modo, inquietante. La tecnologia che prometteva di democratizzare l’accesso al sapere e distribuire il potere sta invece contribuendo — silenziosamente — a concentrarlo nelle mani di pochi grandi attori.
E quando il potere si concentra, la trasparenza diventa un lusso. E la democrazia, lentamente, un’opzione negoziabile.
Il Datacenter da 2 Miliardi a Milano
L’esempio più lampante lo abbiamo in Italia, alle porte di Milano, tra Binasco e Zibido San Giacomo. Lì c’è un progetto faraonico da ben 2 miliardi di euro legato a Bill Gates per costruire uno dei data center più grandi d’Europa. Una struttura dal fabbisogno energetico mostruoso, paragonabile a quello di un’intera città come Bologna. I privati hanno persino chiesto che fosse lo Stato a costruirgli una centrale elettrica dedicata accanto, pagata con i soldi dei contribuenti, scatenando un muro contro muro con il Ministero dell’Ambiente.
Per far funzionare questi colossi serve un’infinità di energia. Non si possono spegnere, mai. Pensa che all’estero, come in Olanda, stanno già dicendo alla popolazione di abituarsi ai blackout per dare la priorità alle macchine. E se manca la corrente a Milano? Entrano in funzione ben 150 giganteschi gruppi elettrogeni d’emergenza, pronti a bruciare tonnellate di carburante e a creare isole di calore pazzesche.
Ma c’è di peggio, tipo l’acqua. Per raffreddare i server ne serve a fiumi. In più, il rischio chimico è dietro l’angolo. Nel progetto milanese i limiti sulle sostanze pericolose superavano del 70% quelli imposti dalle rigide normative nate dopo il disastro di Seveso del 1976. Composti inquinanti come i PFAS rischiano di finire dritti nelle falde acquifere. E alla fine, quell’acqua ce la beviamo noi.
Oltre all’ambiente, c’è la questione sicurezza. I comuni corrono a digitalizzare tutto, dai documenti alle anagrafi, ma tutti questi dati sensibili finiscono negli stessi server. Questa enorme concentrazione attira anche l’interesse del settore militare, trasformando di fatto queste mega strutture civili in potenziali bersagli strategici. Abitare lì vicino non è proprio il massimo.
Per fortuna c’è chi non ci sta. Nel milanese e nel pavese si è formato un comitato agguerrito di cittadini. A colpi di raccolte firme e leggi costituzionali alla mano, sono riusciti a dare un bel pugno nello stomaco a Bill Gates, costringendo i progettisti a tagliare i consumi iniziali del 60%. L’unione fa la forza e fare rete serve. La tecnologia è utile, ci mancherebbe, ma serve un limite invalicabile: la salute delle persone.

Faq
Cosa sono realmente i data center?
I data center sono infrastrutture fisiche che ospitano server e sistemi di archiviazione. Sono il cuore di Internet e dei servizi cloud.Perché consumano così tanta energia?
Devono funzionare senza interruzioni e mantenere temperature controllate, richiedendo energia sia per il calcolo che per il raffreddamento.I data center sono sostenibili?
Dipende dal modello. Alcuni utilizzano energie rinnovabili, altri hanno ancora un impatto ambientale significativo.Perché vengono costruiti vicino alle città?
Per ridurre la latenza e migliorare le prestazioni dei servizi digitali.I cittadini possono influenzare questi progetti?
Sì, attraverso partecipazione civica, azioni legali e pressione politica, come dimostrato in diversi casi in Italia.Da informatico a cercatore di senso
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Nota di trasparenza sull’uso dell’AI nel blog
In questo spazio digitale, dedicato alla comprensione critica dell’innovazione tecnologica, desidero condividere con chiarezza due aspetti importanti del lavoro che porto avanti.
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