1 Zettabyte.
Cos’è uno Zettabyte? È un numero così ridicolmente grande che il mio computer si è quasi rifiutato di scriverlo. Pensate che il vostro cervello, in tutta la sua magnificenza, ha una capacità stimata di circa 1 Petabyte. E uno Zettabyte sono un milione di Petabyte. O è una magia… o stiamo producendo un sacco di spazzatura digitale. Probabilmente entrambe le cose. 😜
“Ah, ecco!”, direte voi. “Con tutti questi dati, il Grande Fratello ci controlla!”. La risposta è sì. Ovviamente. Ma non come pensate voi. Non c’è un genio del male in una stanza buia che vi spia mentre scegliete la pizza. C’è piuttosto un’intelligenza artificiale terribilmente confusa che cerca di capire perché ieri avete comprato un tostapane a forma di unicorno e oggi guardate documentari sulla pesca nel Mar Baltico. L’AI non vuole dominarvi, vuole solo vendervi un’esca da pesca a forma di unicorno. E per questo, più che paura, mi fa una certa tenerezza.
L’ingegnere che è in me vi direbbe che uno Zettabyte è 1021 byte. Un 1 con 21 zeri. Tutto chiaro, no? Perfetto. L’umanista digitale in me, invece, preferisce un’altra immagine. Prendete un normalissimo DVD. Ora, per raggiungere UN SOLO Zettabyte, vi servirebbe una pila di
250 miliardi di DVD. E noi, come pianeta, ne produciamo l’equivalente ogni due giorni, soprattutto guardando video (che da soli valgono circa il 63% del totale). Praticamente stiamo costruendo una torre di DVD che arriva sulla Luna. Ogni settimana. Complimenti a noi.
Ed ecco l’Infosfera
Questo diluvio di dati, però, non è solo rumore. È il nuovo ambiente in cui viviamo. Il grande filosofo italiano Luciano Floridi ha coniato un termine perfetto: “Infosfera”. Non siamo più solo online o offline; viviamo in un ibrido costante di reale e digitale. In questo nuovo mondo, l’AI non è il carceriere, ma può essere l’archeologo, il bibliotecario. Può setacciare milioni di ricerche mediche per trovare una cura, analizzare testi antichi per svelare nuovi significati, o aiutarci a comporre musica che non avremmo mai immaginato. L’AI può essere il nostro strumento per dare un senso a questo meraviglioso e terrificante caos digitale che abbiamo creato.
Certo, ogni tanto l’AI inciampa. E le cadute possono fare male. Se addestriamo un’intelligenza artificiale con dati che riflettono i nostri peggiori pregiudizi (razziali, di genere, sociali), lei non diventerà “cattiva”: diventerà semplicemente uno specchio dei nostri difetti, ma con la capacità di prendere decisioni su scala globale. Non è un mostro, è un amplificatore. E poi c’è il costo fisico di questo mondo digitale: i data center che custodiscono i nostri Zettabyte consumano quantità enormi di energia e acqua. L’Infosfera ha un’impronta ecologica molto reale. Serve la nostra attenzione.
Quindi che fare ?
Quindi, che fare? Dobbiamo temere l’AI e i dati? No. Dobbiamo educarla. E per farlo, dobbiamo prima capire come funziona. Tranquilli, non vi chiederò di diventare tutti ingegneri. Mi basta che smettiate di pensare che sia un mostro sotto il letto e iniziamo a vederla per quello che è: un compagno di viaggio incredibilmente potente, a volte un po’ strano, ma che siamo noi a dover guidare. Iniziamo a pretendere trasparenza e a usarla con coscienza. E magari, ogni tanto, creiamo un dato puramente analogico: una chiacchierata senza telefoni. Anche quello, a suo modo, è un dato preziosissimo. 😉
Da informatico a cercatore di senso
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Nota di trasparenza sull’uso dell’AI nel blog
In questo spazio digitale, dedicato alla comprensione critica dell’innovazione tecnologica, desidero condividere con chiarezza due aspetti importanti del lavoro che porto avanti.
Immagini generate con l’AI
La quasi totalità delle immagini presenti nel blog è generata tramite strumenti di intelligenza artificiale. Le utilizzo sia come supporto visivo sia come modo per sperimentare nuove forme di comunicazione creativa, coerenti con i temi trattati.
Un blog nato dalla scrittura… e trasformato dalla velocità dell’AI
Scrivere è sempre stata una mia passione. Dopo anni di appunti, riflessioni e sperimentazioni, tre anni fa è nato questo blog. Fin da subito, però, ho dovuto confrontarmi con una sfida evidente: l’incredibile accelerazione dell’evoluzione scientifica legata all’intelligenza artificiale rende complesso mantenere aggiornato un progetto di divulgazione che ambisce alla qualità e alla precisione.
Per questo, in coerenza con la mia missione di promuovere consapevolezza, oggi più che mai un elemento vitale, ho scelto di farmi affiancare da piattaforme di AI in molte fasi del lavoro editoriale. In particolare, l’AI mi supporta in:
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