Il Dato Centrale: Il 10% di Calo dal 2022 è Reale e Strutturale

Global Average Daily Time Spent on Social Media (2019-2025)
Comincio dal dato più controverso, quello che sembra controintuitivo: il tempo globale passato sui social sta calando. Non di poco. Circa il 10% dal 2022. E non è una fluttuazione temporanea.
Secondo l’analisi di Financial Times e GWI basata su 250.000 adulti in oltre 50 paesi, il tempo medio su social media era di 2 ore e 20 minuti alla fine del 2024, un calo di quasi il 10% dal 2022. I dati di Backlinko per Q3 2024 confermano questa cifra: 2 ore e 21 minuti globalmente.
Ma ecco la parte che davvero importa: questo non è semplicemente il “ritorno alla normalità” post-lockdown. Quando guardo alla curva di uso globale degli ultimi due decenni, disegna un’ascesa regolare fino al 2022, seguita da un declino consistente e prevedibile. Il 2022 rappresenta effettivamente il picco assoluto dell’era pandemica, non una fluttuazione temporanea. La pandemia ha spinto i picchi verso l’alto, sì, ma adesso la linea è tornata a scendere e non perché siamo tornati in ufficio. È qualcosa di più profondo.
Voglio sottolineare una cosa importante: gli Stati Uniti sono l’unica eccezione significativa a questo trend. Mentre l’Europa, Australia, e molti paesi sviluppati mostrano il calo del 10%, il consumo statunitense è aumentato del 15% nello stesso periodo. Questo non è un dettaglio marginale. Suggerisce che la tesi che sto presentando ha massima validità per i mercati sviluppati europei e dell’Oceania, ma ha meno forza negli USA: n campanello d’allarme importante per chi pensa in termini globali.
Eppure, anche negli USA, qualcosa sta cambiando. Non nel volume totale, ma nella distribuzione dello sforzo cognitivo. E a quello arriviamo tra poco.
Chi Sta Riducendo: La Controintuitiva Leadership dei Giovani
Una delle scoperte che mi ha colpito di più è questa: non sono gli adulti over-50 a guidare il calo. Sono i giovani. Esattamente la generazione che i media dipingevano come “dipendente dai social.” Quella narrazione è sbagliata.
La ricerca GWI citata da Financial Times è esplicita: “il declino è più pronunciato tra gli adolescenti e i ventenni, i precedenti utenti più pesanti”. Tra il 18 e i 24 anni, il 32% ha ridotto significativamente l’uso, con un altro 38% che l’ha ridotto comunque. Per i 25-34 anni, il 35% ha ridotto significativamente. Non sono numeri marginali. Sono segnali di un cambiamento generazionale consapevole.
E qui arriviamo al punto che mi affascina davvero: questi stessi giovani non hanno abbandonato il digitale. Non hanno deciso “la tecnologia è male, torniamo ai libri.” Hanno semplicemente spostato il loro comportamento in modo che suona logico quando lo senti articolare.
Mentre i feed pubblici perdono appeal, il “dark social”, le conversazioni private su WhatsApp, Telegram, Discord, gruppi chiusi, diventa il vero fulcro della socialità digitale. Intenzionale, non casuale. Governato da loro, non dall’algoritmo. Questo è il vero cambiamento.
Il Dark Social Non è Marginalità: È la Norma
Quando ho letto questa parte della ricerca, ho dovuto leggere due volte. Non riuscivo a credere ai numeri.
Secondo RadiumOne, l’84% di tutta la condivisione di contenuti avviene tramite dark social, non su piattaforme pubbliche. Battenhall, un’agenzia di ricerca sul comportamento, riporta addirittura il 95%. SparkToro ha scoperto che nel 2024 il 100% del traffico da app di messaging privato come Slack, Discord e WhatsApp rimane completamente invisibile ai normali strumenti di analisi.
Lasciami ripetere questo in modo più esplicito: quasi la totalità della socialità digitale avviene in spazi che non sono pubblici, non sono indicizzati, non sono controllati da algoritmi.
Non significa che le persone hanno smesso di usare social media. Significa che hanno smesso di condividere pubblicamente. Preferiscono comunità curate, gruppi privati, conversazioni dirette: spazi dove il segnale non è sovrastato dall’algoritmo, dove la fiducia è più alta perché il controllo è loro.
È come se la gente avesse detto: “Ok, internet pubblico, vi abbiamo dato la possibilità. Ora torniamo dalle nostre persone, nei nostri gruppi, dove quello che dico ha senso e non viene sepolto sotto montagne di pubblicità e propaganda.”
Da marketer, questo è terrificante. Da essere umano, è bellissimo.
Il Motivo Psicologico: Quando l’Algoritmo Diventa un Peso
Qui entriamo nel territorio che mi interessa di più come studioso di umanesimo digitale. Non è una questione tecnica. È una questione di sostenibilità emotiva.
Il video (e la ricerca che l’ha supportato) articola una tesi affascinante: gli adulti non stanno rifiutando la tecnologia, ma trovano il feed algoritmico emotivamente costoso. Non è retorica. È sostenuto da ricerca psicologica seria.
Uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science nel 2024 ha identificato il concetto di “algorithm fatigue”—una forma di esaurimento mentale e emotivo prolungato derivante dall’interazione con sistemi algoritmici. I ricercatori hanno scoperto qualcosa di controintuitivo: maggiore consapevolezza algoritmica può aumentare l’affaticamento, non ridurlo, perché gli utenti diventano consapevoli dei bias e delle limitazioni del sistema.
Quello che succede è questo: apri Instagram per vedere le foto della tua migliore amica. E invece trovi:
- Un post sponsorizzato di una marca di scarpe
- Un video che TikTok sa che ti farà arrabbiare perché massimizza l’engagement emotivo
- Una foto che ti fa sentire inadeguato perché ritrae qualcuno più attraente, più ricco, più felice
- Un articolo di conspiracy theory condiviso da un cugino lontano
Tutto pensato, algoritmicamente, per tenerti scrollando, tutto costruito per massimizzare il tempo sullo schermo, non la tua felicità: quando lo realizzi, il costo emotivo diventa insostenibile.
Uno studio JAMA Network Open del 2023 ha trovato che gli individui che passano più di tre ore al giorno su social media hanno il doppio della probabilità di sperimentare sintomi di depressione e ansia. È facile dire: “Ok, semplicemente non usare i social.” Ma quando praticamente tutte le tue amicizie si coordinate lì, quando il tuo lavoro dipende dalla visibilità lì, è più complesso. Allora cosa fai? Riduci. Concentri. Proteggi il tuo spazio mentale.
Questo è il cuore della diagnosi che condivido: non è il social media in sé, è il modello economico del feed infinito ottimizzato per l’emozione massima che diventa insostenibile. E i giovani, la generazione che l’ha provato più intensamente, stanno dicendo: “No, grazie.”

La Crisi di Autenticità: Quando l’AI Generativa Diventa Rumore
Adesso arriviamo al momento che mi ha davvero sorpreso quando ho letto i dati. È la parte che suona più futuristica, ma è la più concreta.
Il video sostiene che l’IA generativa pone il sistema a un “punto di rottura” perché il volume esplode, il segnale collassa, e la fiducia crolla. È una tesi audace. Ho pensato: Ok, può essere, ma è basata su dati? La risposta è sì. Incredibilmente sì.
Nel novembre 2025, il giornalista Rakesh Raman ha pubblicato un rapporto dal titolo che suona quasi come saggistica: “The Great Migration: How the AI Authenticity Crisis is Cannibalizing Social Media’s Attention Economy”. Il rapporto collega direttamente il calo del 10% in uso dei social dal 2022-2024 a una “crisi di autenticità” causata dall’esplosione di “AI slop”, contenuti generati da AI a bassa qualità, formulaici, che seppelliscono le voci umane genuine sotto montagne di rumore sintetico.
Pensa a quando hai aperto un feed sui social negli ultimi sei mesi. Quanti post erano realmente scritti da umani che conosci? Quanti erano video virali estratti da TikTok? Quanti erano articoli generati da AI con titoli clickbait? Quanti erano semplicemente annunci travestiti da contenuto?
Gli utenti, disillusionati, stanno migrando verso strumenti come ChatGPT e Google Gemini non per socializzare, ma per ottenere risposte utili e verificabili, anziché navigare feed pieni di contenuti non autentici. La fiducia nel contenuto digitale è in calo misurabile. Meta stessa ha dovuto introdurre label “Made with AI” su Facebook e Instagram a partire dal 2024, un’ammissione tacita che il problema è reale e visibile.
Qui tocco una tensione che trovo affascinante dal punto di vista dell’economia dell’attenzione: per le piattaforme, il contenuto creato da AI è “gratuito” in termini di costo di produzione. Questo crea un incentivo perverso: alluvionare il feed di più contenuto, non meno. Ma per gli utenti, questo significa che il segnale, il contenuto umano autentico che conta, scompare sotto valanghe di sintetico.
Il patto di fiducia si rompe e quando la fiducia si rompe, le persone vanno altrove.
La Ricerca Intenzionale: Gen Z Verso Reddit e TikTok
Ecco un cambiamento comportamentale che, quando l’ho letto, mi ha fatto “clic” immediatamente con quello che vedo nel mio ambiente.
La Gen Z non cerca più su Google. O piuttosto: non cerca come l’ha fatto la mia generazione. Non scrive query in una casella di ricerca. Apre TikTok per scoperte veloci, apre Reddit per opinioni non filtrate, apre Discord per comunità specializzate.
Una ricerca Resolve del 2025 ha trovato che il 53% della Gen Z preferisce TikTok, Reddit o YouTube a Google quando cerca informazioni. Più specificamente, l’86% ha detto che le risposte di Google si sentono ripetitive e vecchie. Quando cercano “come scrivere una email di dimissioni” o “migliori ramen locali,” cercano video e discussioni, non lista di link blu.
Reddit ha visto un’esplosione particolare che merita attenzione. L’84% della Gen Z lo usa come motore di ricerca. Il traffico organico di Reddit è raddoppiato globalmente dal 2022. In UK, Reddit ha superato TikTok come piattaforma più visitata dai giovani.
Perché? Perché non è ordinato, e non pretende certezza quando la certezza non esiste. È umano, è discussione, è trading di esperienze verificate da pari. Se vuoi sapere cosa veramente funziona, non guardi un articolo sponsorizzato, leggi cosa gli umani hanno detto su Reddit. Sporco, caotico, ma autentico.
Questo è il cambio di priorità: da “fammi scoprire qualcosa di divertente casualmente” (feed algoritmi) a “dammi la verità che qualcuno che l’ha vissuta può dire” (comunità). Intenzionale, non casuale. Controllato dall’utente, non dall’algoritmo.
Offline Come Risorsa Scarsa e Preziosa
Una delle tesi più provocatorie che il video avanzava è questa: offline diventa “risorsa premium” non per nostalgia, non per hipsterismo, ma per praticità pura. Garantisce presenza verificata, contesto condiviso, fiducia immediata, tutte le cose che il feed digitale non offre più.
Quando ho letto i dati, ho pensato: Ok, questo è davvero interessante.
I dati lo confermano in modo che non è nostalgia. Secondo Eventbrite, il 95% della Gen Z e dei Millennial vuole trasformare i loro interessi online in interazioni tangibili offline. L’80% ha fatto amicizie profonde attraverso questi eventi. Non è una nicchia di persone “stanche della tecnologia.” È la norma comportamentale.
Nel 2025, gli eventi fisici curati stanno diventando il valore aggiunto reale. Non perché siamo romantici. Perché offline garantisce alcune cose che online non può:
- Verificabilità della presenza: So che le persone in quella stanza sono reali, non bot, non profili fake
- Contesto condiviso: Respiriamo la stessa aria, abbiamo gli stessi input sensoriali, il malinteso è più difficile
- Fiducia immediata: Non ho bisogno di aspettare verifiche elaborate. La fiducia è implicita nella condivisione di spazio fisico
Quello che emerge dalla ricerca è un arbitraggio razionale: il digitale è infinito, gratuito, ma rumoroso e poco affidabile. Il fisico è scarso, costoso, ma autentico. Quindi il valore si sposta verso il fisico. Non per nostalgia. Per economia pura.
L’IA Come Agente Personale, Non Come Feed Ulteriore
Qui arriviamo al momento più affascinante, almeno dal mio punto di vista di futurologo dell’umanesimo digitale.
Il paradosso è che proprio l’IA che ha distrutto il feed pubblico potrebbe essere la soluzione. Non come “feed più intelligente,” ma come agente personale che filtra e protegge l’attenzione.
Il modello è un passaggio da:
- Navigazione: utente apre app, scorre feed passivamente
- Comando: utente chiede direttamente, agente consegna con intenzionalità
Le ricerche su AI agents come sistemi di raccomandazione personalizzata sono attive e sperimentali. Gli agenti possono imparare in tempo reale dalle preferenze dell’utente, operare in contesto, adattarsi continuamente.
Il valore proposto è chiaro: protezione dell’attenzione, non rapina dell’attenzione. Invece di: “Ecco cosa penso tu voglia vedere,” diventa: “Ho capito cosa vuoi. Te lo consegno. Fine della storia.” Niente manipolazione. Niente engagement-baiting. Solo utilità.
Questo è ancora in fase iniziale. Ma il trend è visibile. Il 41% degli americani sta riducendo il tempo sullo schermo nel 2025, e una parte significativa di questo shift include la migrazione verso strumenti basati su comandi (ChatGPT, Perplexity, agenti AI) piuttosto che feed passivi.
La visione che emerge è molto diversa dall’apocalittica: non è la tecnologia che scompare, è la manipolazione tecnologica che si attenua, rimpiazzata da strumenti che servono l’utente, non lo controllano.
Smart Glasses e l’Interfaccia Ambientale: Quando la Tecnologia Scompare
Infine arriviamo a quella che potrebbe suonare come fantascienza, ma che è già commercialmente in movimento.
Il video (e la ricerca) propongono che le nuove interfacce, smart glasses, e più in generale l’ambient computing, potranno rendere il digitale invisibile quando non è utile, presente solo quando serve.
Su questo il mercato è recente ma inequivocabile. Nel primo semestre del 2025, le spedizioni di smart glasses hanno registrato una crescita del 110% anno-su-anno. Il mercato globale di smart glasses è previsto a $11.74 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuale composto del 10%.
Il progetto Aura di Google e Xreal (annunciato a Google I/O 2025) rappresenta il tipo di dispositivo di cui il video parla: occhiali ottici trasparenti, leggeri, alimentati da Snapdragon XR e Android XR, che proiettano informazioni digitali nel mondo reale senza richiedere uno schermo separato. L’idea è che il digitale diventa ambientale, disponibile quando serve, invisibile altrimenti. Non combatti per l’attenzione sulla interfaccia. L’interfaccia si fa da parte.
L’ambient computing, il concetto di tecnologia onnipresente ma invisibile, che anticipa i bisogni e agisce senza richiedere attenzione conscia è già qui in forma iniziale. L’obiettivo esplicito è avere “tecnologia che scompare”.
Per chi come me si occupa di umanesimo digitale, questo è il punto cruciale: il problema non è la tecnologia. È la interfaccia che succhia attenzione. Se riusciamo a creare tecnologie che servono senza controllare, digitale ambientale che assiste senza manipolare, allora il sogno di una tecnologia umanista diventa reale.
Le Limitazioni: Dove la Ricerca Mostra Incertezza
Voglio essere rigoroso su questo. La ricerca che ho condotto è solida, ma ha dei confini chiari dove l’incertezza rimane.
1. L’Eccezione Statunitense è Reale
I mercati sviluppati (UE, UK, Australia) mostrano il calo del 10% che descrivo. Ma gli USA crescono del 15%. Non è una marginalità. È una deviazione significativa. Cosa significa? Che il modello è potente per l’Europa e l’Oceania, ma meno definitivo per il Nord America. Per chi pensa in termini globali, questo è importante.
2. La Causalità è Più Complessa di Quanto Sembra
Il calo del 10% è correlato a molteplici fattori, AI slop, algorithm fatigue, preferenze generazionali, ma attribuire il 100% a uno singolo è eccessivo. È un sistema. Rimuovere una variabile non risolve tutto.
3. La Timeline delle Smart Glasses Rimane Speculativa
La predizione che le smart glasses diventeranno il successore primario dello smartphone è logica, supportata da trend di mercato. Ma il timing, quando effettivamente sostituiranno telefoni?rimane incerto. Anni? Decadi? Dipende da fattori che non posso predire con certezza oggi.
4. Dark Social Non è “Exit” ma “Shifting”
Quando dico che le persone abbandonano i social per dark social, è impreciso. Tecnicamente, stanno scambiando public social per private social, mantenendo spesso lo stesso set di relazioni. Non è esodo, è migrazione del contesto. Sfumatura importante.
Quello Che la Ricerca Rivela: Non è la Fine, è la Trasformazione
Quando ho iniziato questa ricerca, ero scettico. Ho visto troppe “previsioni sulla fine di X” che si rivelano semplice clickbait. Ma quello che è emerso è diverso.
Non è la morte dei social media. È la morte di un modello economico specifico: il feed infinito ottimizzato per l’estrazione massima di attenzione attraverso la manipolazione emotiva.
Su ogni affermazione chiave, la ricerca ha fornito supporto:
- ✅ Il calo del 10% dal 2022 è verificato e strutturale, non ciclico
- ✅ I giovani guidano davvero la ritirata dai feed pubblici
- ✅ Dark social è realmente dominante (80-95% della condivisione)
- ✅ L’AI generativa crea una crisi di autenticità misurabile
- ✅ Offline experiences stanno diventando premium e intenzionali
- ✅ Smart glasses e ambient computing sono trend reali in accelerazione
Quello che il video cattura brillantemente è una transizione culturale profonda:
- Da consumo passivo (scorrere il feed) a ricerca intenzionale (chiedere all’agente)
- Da sharing pubblico (feed) a sharing privato e curato (dark social)
- Da interfacce basate su schermo onnipresenti a interfacce ambientali invisibili quando non servono
- Da relazione subita (algoritmo contro utente) a relazione intenzionale (strumento al servizio dell’umano)
Non è una predizione lontana nel futuro. È la descrizione di quello che sta accadendo adesso. Nel tuo feed, nella scelta della tua generazione di dove investire il tempo, nella decisione degli advertiser di dove investire il denaro.
La ricerca lo conferma, i dati lo supportano e l’esperienza quotidiana lo valida.
E secondo me, è una delle tesi più importanti per chiunque si occupa di tecnologia e società oggi capire: non stiamo andando verso la fine della tecnologia. Stiamo andando verso il fine di una tecnologia che ci controlla e quello che viene dopo dipenderà dalle scelte che facciamo nei prossimi due, tre anni.
Cos’è il Dark Social?
Il dark social è un fenomeno che si riferisce alla condivisione di contenuti online attraverso canali privati e diretti, come email, app di messaggistica e navigazione sicura. A differenza delle piattaforme di social media dove il contenuto è visibile pubblicamente, la condivisione nel dark social avviene a porte chiuse. Questo tipo di condivisione è prevalente quando le persone inviano link a articoli, video o siti web direttamente ai loro amici, familiari o colleghi tramite messaggi privati o email. Il nome “dark” si riferisce all’anonimato e alla difficoltà di tracciare il traffico di riferimento fino alla sua fonte originale.
Il web è ricco di soluzioni di comunicazione che permettono agli utenti di interagire, via testo, audio o video, da computer, tablet o smartphone con le proprie cerchie. I principali canali utilizzati nel dark social sono:
- I client di posta elettronica e gli SMS, per condividere contenuti audio, video o link in modo mirato con la propria rete,
- Le app di messaggistica istantanea, come WhatsApp, Telegram, Messenger, Snapchat,
- I messaggi privati sui social network, come Instagram, LinkedIn, Facebook Messenger, TikTok, X…
Perché il dark social è in forte crescita?
Se in passato gli utenti tendevano a interagire pubblicamente sulle piattaforme social, oggi la tendenza si è spostata verso una condivisione più discreta, in ambienti riservati e personali: è l’era del dark social. Gli utenti scelgono questi canali per diversi motivi:
- La riservatezza degli scambi su canali meno esposti,
- La sicurezza nelle comunicazioni con interlocutori conosciuti, l’autenticità nei rapporti con la propria rete,
- La protezione contro attacchi informatici e minacce alla reputazione online, oltre che alla sicurezza dei propri dati sensibili e personali.
Quali sono i rischi legati al dark social?
Il dark social può essere considerato una buona pratica di cybersicurezza? In parte sì. È vero che comunicare tramite strumenti sicuri riduce l’esposizione dei propri dati personali su Internet e preserva una certa sfera privata. Tuttavia, anche se dà l’impressione di avere più controllo sulle proprie interazioni digitali, il dark social non è immune alle minacce informatiche.

Tra i rischi più comuni ci sono gli attacchi di ingegneria sociale, come il phishing e lo smishing. Rubando le credenziali di accesso ai vostri account social o di messaggistica, i cybercriminali possono impersonarvi, inviando messaggi privati alla vostra rete per indurla a cliccare su link fraudolenti, rivelare informazioni riservate o autorizzare azioni illecite.
Domande Frequenti
Tutto quello che devi sapere sulla trasformazione dei social media e la fine del feed come lo conoscevamo
Fonti di Ricerca
Una raccolta curata di fonti primarie e secondarie per approfondire la trasformazione dei social media
Ricerca Primaria e Dati Quantitativi
Crisi di Autenticità e AI Generativa
Psicologia, Benessere e Affaticamento Algoritmico
Dark Social e Condivisione Privata
Smart Glasses e Ambient Computing
Offline, Esperienze Premium e Community
Come Usare Queste Fonti
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