La Morte del Feed, Non Quella dei Social

La Morte del Feed, Non Quella dei Social


Un Reset creativo post-algoritmico.

Ho visto un video su YouTube che mi ha colpito, non per le promesse miracolose o le previsioni catastrofiche che circolano costantemente su internet, ma per una tesi molto più sfumata e intelligente. Non parlava della “fine dei social media.” Parlava della fine del feed come lo abbiamo conosciuto.
Quella frase mi è rimasta in testa. Così ho deciso di fare quello che faccio da anni: ho affidato a Perplexity una ricerca approfondita sulla correttezza dei dati, delle affermazioni, degli andamenti che il video sosteneva. Ne è venuto fuori un documento che, francamente, mi ha sorpreso per la solidità delle evidenze. Non è semplice validazione di una narrativa virale bensì è la conferma rigorosa di una transizione strutturale già in corso, sostenuta da dati accademici, report di ricerca indipendenti, e comportamenti misurabili nel mondo reale.
Quello che segue è il risultato di quella ricerca. Non è una predizione futuristica. È l’osservazione lucida di quello che sta accadendo adesso, e che probabilmente hai già notato nella tua stessa esperienza online, senza avere i numeri per giustificarlo.


Il Dato Centrale: Il 10% di Calo dal 2022 è Reale e Strutturale

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Global Average Daily Time Spent on Social Media (2019-2025) 

Comincio dal dato più controverso, quello che sembra controintuitivo: il tempo globale passato sui social sta calando. Non di poco. Circa il 10% dal 2022. E non è una fluttuazione temporanea.

Secondo l’analisi di Financial Times e GWI basata su 250.000 adulti in oltre 50 paesi, il tempo medio su social media era di 2 ore e 20 minuti alla fine del 2024, un calo di quasi il 10% dal 2022. I dati di Backlinko per Q3 2024 confermano questa cifra: 2 ore e 21 minuti globalmente.​

Ma ecco la parte che davvero importa: questo non è semplicemente il “ritorno alla normalità” post-lockdown. Quando guardo alla curva di uso globale degli ultimi due decenni, disegna un’ascesa regolare fino al 2022, seguita da un declino consistente e prevedibile. Il 2022 rappresenta effettivamente il picco assoluto dell’era pandemica, non una fluttuazione temporanea. La pandemia ha spinto i picchi verso l’alto, sì, ma adesso la linea è tornata a scendere e non perché siamo tornati in ufficio. È qualcosa di più profondo.

Voglio sottolineare una cosa importante: gli Stati Uniti sono l’unica eccezione significativa a questo trend. Mentre l’Europa, Australia, e molti paesi sviluppati mostrano il calo del 10%, il consumo statunitense è aumentato del 15% nello stesso periodo. Questo non è un dettaglio marginale. Suggerisce che la tesi che sto presentando ha massima validità per i mercati sviluppati europei e dell’Oceania, ma ha meno forza negli USA: n campanello d’allarme importante per chi pensa in termini globali.

Eppure, anche negli USA, qualcosa sta cambiando. Non nel volume totale, ma nella distribuzione dello sforzo cognitivo. E a quello arriviamo tra poco.


Chi Sta Riducendo: La Controintuitiva Leadership dei Giovani

Una delle scoperte che mi ha colpito di più è questa: non sono gli adulti over-50 a guidare il calo. Sono i giovani. Esattamente la generazione che i media dipingevano come “dipendente dai social.” Quella narrazione è sbagliata.

La ricerca GWI citata da Financial Times è esplicita: “il declino è più pronunciato tra gli adolescenti e i ventenni, i precedenti utenti più pesanti”. Tra il 18 e i 24 anni, il 32% ha ridotto significativamente l’uso, con un altro 38% che l’ha ridotto comunque. Per i 25-34 anni, il 35% ha ridotto significativamente. Non sono numeri marginali. Sono segnali di un cambiamento generazionale consapevole.​

E qui arriviamo al punto che mi affascina davvero: questi stessi giovani non hanno abbandonato il digitale. Non hanno deciso “la tecnologia è male, torniamo ai libri.” Hanno semplicemente spostato il loro comportamento in modo che suona logico quando lo senti articolare.

Mentre i feed pubblici perdono appeal, il “dark social”, le conversazioni private su WhatsApp, Telegram, Discord, gruppi chiusi, diventa il vero fulcro della socialità digitale. Intenzionale, non casuale. Governato da loro, non dall’algoritmo. Questo è il vero cambiamento.


Il Dark Social Non è Marginalità: È la Norma

Quando ho letto questa parte della ricerca, ho dovuto leggere due volte. Non riuscivo a credere ai numeri.

Secondo RadiumOne, l’84% di tutta la condivisione di contenuti avviene tramite dark social, non su piattaforme pubbliche. Battenhall, un’agenzia di ricerca sul comportamento, riporta addirittura il 95%. SparkToro ha scoperto che nel 2024 il 100% del traffico da app di messaging privato come Slack, Discord e WhatsApp rimane completamente invisibile ai normali strumenti di analisi.​

Lasciami ripetere questo in modo più esplicito: quasi la totalità della socialità digitale avviene in spazi che non sono pubblici, non sono indicizzati, non sono controllati da algoritmi.

Non significa che le persone hanno smesso di usare social media. Significa che hanno smesso di condividere pubblicamente. Preferiscono comunità curate, gruppi privati, conversazioni dirette: spazi dove il segnale non è sovrastato dall’algoritmo, dove la fiducia è più alta perché il controllo è loro.

È come se la gente avesse detto: “Ok, internet pubblico, vi abbiamo dato la possibilità. Ora torniamo dalle nostre persone, nei nostri gruppi, dove quello che dico ha senso e non viene sepolto sotto montagne di pubblicità e propaganda.”

Da marketer, questo è terrificante. Da essere umano, è bellissimo.


Il Motivo Psicologico: Quando l’Algoritmo Diventa un Peso

Qui entriamo nel territorio che mi interessa di più come studioso di umanesimo digitale. Non è una questione tecnica. È una questione di sostenibilità emotiva.

Il video (e la ricerca che l’ha supportato) articola una tesi affascinante: gli adulti non stanno rifiutando la tecnologia, ma trovano il feed algoritmico emotivamente costoso. Non è retorica. È sostenuto da ricerca psicologica seria.

Uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science nel 2024 ha identificato il concetto di “algorithm fatigue”—una forma di esaurimento mentale e emotivo prolungato derivante dall’interazione con sistemi algoritmici. I ricercatori hanno scoperto qualcosa di controintuitivo: maggiore consapevolezza algoritmica può aumentare l’affaticamento, non ridurlo, perché gli utenti diventano consapevoli dei bias e delle limitazioni del sistema.

Quello che succede è questo: apri Instagram per vedere le foto della tua migliore amica. E invece trovi:

  • Un post sponsorizzato di una marca di scarpe
  • Un video che TikTok sa che ti farà arrabbiare perché massimizza l’engagement emotivo
  • Una foto che ti fa sentire inadeguato perché ritrae qualcuno più attraente, più ricco, più felice
  • Un articolo di conspiracy theory condiviso da un cugino lontano

Tutto pensato, algoritmicamente, per tenerti scrollando, tutto costruito per massimizzare il tempo sullo schermo, non la tua felicità: quando lo realizzi, il costo emotivo diventa insostenibile.

Uno studio JAMA Network Open del 2023 ha trovato che gli individui che passano più di tre ore al giorno su social media hanno il doppio della probabilità di sperimentare sintomi di depressione e ansia. È facile dire: “Ok, semplicemente non usare i social.” Ma quando praticamente tutte le tue amicizie si coordinate lì, quando il tuo lavoro dipende dalla visibilità lì, è più complesso. Allora cosa fai? Riduci. Concentri. Proteggi il tuo spazio mentale.

Questo è il cuore della diagnosi che condivido: non è il social media in sé, è il modello economico del feed infinito ottimizzato per l’emozione massima che diventa insostenibile. E i giovani, la generazione che l’ha provato più intensamente, stanno dicendo: “No, grazie.”


 il tempo globale passato sui social sta calando. Non di poco. Circa il 10% dal 2022. E non è una fluttuazione temporanea.
il tempo globale passato sui social sta calando. Non di poco. Circa il 10% dal 2022. E non è una fluttuazione temporanea.

La Crisi di Autenticità: Quando l’AI Generativa Diventa Rumore

Adesso arriviamo al momento che mi ha davvero sorpreso quando ho letto i dati. È la parte che suona più futuristica, ma è la più concreta.

Il video sostiene che l’IA generativa pone il sistema a un “punto di rottura” perché il volume esplode, il segnale collassa, e la fiducia crolla. È una tesi audace. Ho pensato: Ok, può essere, ma è basata su dati? La risposta è sì. Incredibilmente sì.

Nel novembre 2025, il giornalista Rakesh Raman ha pubblicato un rapporto dal titolo che suona quasi come saggistica: “The Great Migration: How the AI Authenticity Crisis is Cannibalizing Social Media’s Attention Economy”. Il rapporto collega direttamente il calo del 10% in uso dei social dal 2022-2024 a una “crisi di autenticità” causata dall’esplosione di “AI slop”, contenuti generati da AI a bassa qualità, formulaici, che seppelliscono le voci umane genuine sotto montagne di rumore sintetico.

Pensa a quando hai aperto un feed sui social negli ultimi sei mesi. Quanti post erano realmente scritti da umani che conosci? Quanti erano video virali estratti da TikTok? Quanti erano articoli generati da AI con titoli clickbait? Quanti erano semplicemente annunci travestiti da contenuto?

Gli utenti, disillusionati, stanno migrando verso strumenti come ChatGPT e Google Gemini non per socializzare, ma per ottenere risposte utili e verificabili, anziché navigare feed pieni di contenuti non autentici. La fiducia nel contenuto digitale è in calo misurabile. Meta stessa ha dovuto introdurre label “Made with AI” su Facebook e Instagram a partire dal 2024, un’ammissione tacita che il problema è reale e visibile.​

Qui tocco una tensione che trovo affascinante dal punto di vista dell’economia dell’attenzione: per le piattaforme, il contenuto creato da AI è “gratuito” in termini di costo di produzione. Questo crea un incentivo perverso: alluvionare il feed di più contenuto, non meno. Ma per gli utenti, questo significa che il segnale, il contenuto umano autentico che conta, scompare sotto valanghe di sintetico.

Il patto di fiducia si rompe e quando la fiducia si rompe, le persone vanno altrove.


La Ricerca Intenzionale: Gen Z Verso Reddit e TikTok

Ecco un cambiamento comportamentale che, quando l’ho letto, mi ha fatto “clic” immediatamente con quello che vedo nel mio ambiente.

La Gen Z non cerca più su Google. O piuttosto: non cerca come l’ha fatto la mia generazione. Non scrive query in una casella di ricerca. Apre TikTok per scoperte veloci, apre Reddit per opinioni non filtrate, apre Discord per comunità specializzate.

Una ricerca Resolve del 2025 ha trovato che il 53% della Gen Z preferisce TikTok, Reddit o YouTube a Google quando cerca informazioni. Più specificamente, l’86% ha detto che le risposte di Google si sentono ripetitive e vecchie. Quando cercano “come scrivere una email di dimissioni” o “migliori ramen locali,” cercano video e discussioni, non lista di link blu.​

Reddit ha visto un’esplosione particolare che merita attenzione. L’84% della Gen Z lo usa come motore di ricerca. Il traffico organico di Reddit è raddoppiato globalmente dal 2022. In UK, Reddit ha superato TikTok come piattaforma più visitata dai giovani.​

Perché? Perché non è ordinato, e non pretende certezza quando la certezza non esiste. È umano, è discussione, è trading di esperienze verificate da pari. Se vuoi sapere cosa veramente funziona, non guardi un articolo sponsorizzato, leggi cosa gli umani hanno detto su Reddit. Sporco, caotico, ma autentico.

Questo è il cambio di priorità: da “fammi scoprire qualcosa di divertente casualmente” (feed algoritmi) a “dammi la verità che qualcuno che l’ha vissuta può dire” (comunità). Intenzionale, non casuale. Controllato dall’utente, non dall’algoritmo.


Offline Come Risorsa Scarsa e Preziosa

Una delle tesi più provocatorie che il video avanzava è questa: offline diventa “risorsa premium” non per nostalgia, non per hipsterismo, ma per praticità pura. Garantisce presenza verificata, contesto condiviso, fiducia immediata, tutte le cose che il feed digitale non offre più.

Quando ho letto i dati, ho pensato: Ok, questo è davvero interessante.

I dati lo confermano in modo che non è nostalgia. Secondo Eventbrite, il 95% della Gen Z e dei Millennial vuole trasformare i loro interessi online in interazioni tangibili offline. L’80% ha fatto amicizie profonde attraverso questi eventi. Non è una nicchia di persone “stanche della tecnologia.” È la norma comportamentale.

Nel 2025, gli eventi fisici curati stanno diventando il valore aggiunto reale. Non perché siamo romantici. Perché offline garantisce alcune cose che online non può:

  1. Verificabilità della presenza: So che le persone in quella stanza sono reali, non bot, non profili fake
  2. Contesto condiviso: Respiriamo la stessa aria, abbiamo gli stessi input sensoriali, il malinteso è più difficile
  3. Fiducia immediata: Non ho bisogno di aspettare verifiche elaborate. La fiducia è implicita nella condivisione di spazio fisico

Quello che emerge dalla ricerca è un arbitraggio razionale: il digitale è infinito, gratuito, ma rumoroso e poco affidabile. Il fisico è scarso, costoso, ma autentico. Quindi il valore si sposta verso il fisico. Non per nostalgia. Per economia pura.


L’IA Come Agente Personale, Non Come Feed Ulteriore

Qui arriviamo al momento più affascinante, almeno dal mio punto di vista di futurologo dell’umanesimo digitale.

Il paradosso è che proprio l’IA che ha distrutto il feed pubblico potrebbe essere la soluzione. Non come “feed più intelligente,” ma come agente personale che filtra e protegge l’attenzione.

Il modello è un passaggio da:

  • Navigazione: utente apre app, scorre feed passivamente
  • Comando: utente chiede direttamente, agente consegna con intenzionalità

Le ricerche su AI agents come sistemi di raccomandazione personalizzata sono attive e sperimentali. Gli agenti possono imparare in tempo reale dalle preferenze dell’utente, operare in contesto, adattarsi continuamente.​

Il valore proposto è chiaro: protezione dell’attenzione, non rapina dell’attenzione. Invece di: “Ecco cosa penso tu voglia vedere,” diventa: “Ho capito cosa vuoi. Te lo consegno. Fine della storia.” Niente manipolazione. Niente engagement-baiting. Solo utilità.

Questo è ancora in fase iniziale. Ma il trend è visibile. Il 41% degli americani sta riducendo il tempo sullo schermo nel 2025, e una parte significativa di questo shift include la migrazione verso strumenti basati su comandi (ChatGPT, Perplexity, agenti AI) piuttosto che feed passivi.​

La visione che emerge è molto diversa dall’apocalittica: non è la tecnologia che scompare, è la manipolazione tecnologica che si attenua, rimpiazzata da strumenti che servono l’utente, non lo controllano.


Smart Glasses e l’Interfaccia Ambientale: Quando la Tecnologia Scompare

Infine arriviamo a quella che potrebbe suonare come fantascienza, ma che è già commercialmente in movimento.

Il video (e la ricerca) propongono che le nuove interfacce, smart glasses, e più in generale l’ambient computing, potranno rendere il digitale invisibile quando non è utile, presente solo quando serve.

Su questo il mercato è recente ma inequivocabile. Nel primo semestre del 2025, le spedizioni di smart glasses hanno registrato una crescita del 110% anno-su-anno. Il mercato globale di smart glasses è previsto a $11.74 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuale composto del 10%.

Il progetto Aura di Google e Xreal (annunciato a Google I/O 2025) rappresenta il tipo di dispositivo di cui il video parla: occhiali ottici trasparenti, leggeri, alimentati da Snapdragon XR e Android XR, che proiettano informazioni digitali nel mondo reale senza richiedere uno schermo separato. L’idea è che il digitale diventa ambientale, disponibile quando serve, invisibile altrimenti. Non combatti per l’attenzione sulla interfaccia. L’interfaccia si fa da parte.

L’ambient computing, il concetto di tecnologia onnipresente ma invisibile, che anticipa i bisogni e agisce senza richiedere attenzione conscia è già qui in forma iniziale. L’obiettivo esplicito è avere “tecnologia che scompare”.​

Per chi come me si occupa di umanesimo digitale, questo è il punto cruciale: il problema non è la tecnologia. È la interfaccia che succhia attenzione. Se riusciamo a creare tecnologie che servono senza controllare, digitale ambientale che assiste senza manipolare, allora il sogno di una tecnologia umanista diventa reale.


Le Limitazioni: Dove la Ricerca Mostra Incertezza

Voglio essere rigoroso su questo. La ricerca che ho condotto è solida, ma ha dei confini chiari dove l’incertezza rimane.

1. L’Eccezione Statunitense è Reale

I mercati sviluppati (UE, UK, Australia) mostrano il calo del 10% che descrivo. Ma gli USA crescono del 15%. Non è una marginalità. È una deviazione significativa. Cosa significa? Che il modello è potente per l’Europa e l’Oceania, ma meno definitivo per il Nord America. Per chi pensa in termini globali, questo è importante.

2. La Causalità è Più Complessa di Quanto Sembra

Il calo del 10% è correlato a molteplici fattori, AI slop, algorithm fatigue, preferenze generazionali, ma attribuire il 100% a uno singolo è eccessivo. È un sistema. Rimuovere una variabile non risolve tutto.

3. La Timeline delle Smart Glasses Rimane Speculativa

La predizione che le smart glasses diventeranno il successore primario dello smartphone è logica, supportata da trend di mercato. Ma il timing, quando effettivamente sostituiranno telefoni?rimane incerto. Anni? Decadi? Dipende da fattori che non posso predire con certezza oggi.

4. Dark Social Non è “Exit” ma “Shifting”

Quando dico che le persone abbandonano i social per dark social, è impreciso. Tecnicamente, stanno scambiando public social per private social, mantenendo spesso lo stesso set di relazioni. Non è esodo, è migrazione del contesto. Sfumatura importante.


Quello Che la Ricerca Rivela: Non è la Fine, è la Trasformazione

Quando ho iniziato questa ricerca, ero scettico. Ho visto troppe “previsioni sulla fine di X” che si rivelano semplice clickbait. Ma quello che è emerso è diverso.

Non è la morte dei social media. È la morte di un modello economico specifico: il feed infinito ottimizzato per l’estrazione massima di attenzione attraverso la manipolazione emotiva.

Su ogni affermazione chiave, la ricerca ha fornito supporto:

  • ✅ Il calo del 10% dal 2022 è verificato e strutturale, non ciclico
  • ✅ I giovani guidano davvero la ritirata dai feed pubblici
  • ✅ Dark social è realmente dominante (80-95% della condivisione)
  • ✅ L’AI generativa crea una crisi di autenticità misurabile
  • ✅ Offline experiences stanno diventando premium e intenzionali
  • ✅ Smart glasses e ambient computing sono trend reali in accelerazione

Quello che il video cattura brillantemente è una transizione culturale profonda:

  • Da consumo passivo (scorrere il feed) a ricerca intenzionale (chiedere all’agente)
  • Da sharing pubblico (feed) a sharing privato e curato (dark social)
  • Da interfacce basate su schermo onnipresenti a interfacce ambientali invisibili quando non servono
  • Da relazione subita (algoritmo contro utente) a relazione intenzionale (strumento al servizio dell’umano)

Non è una predizione lontana nel futuro. È la descrizione di quello che sta accadendo adesso. Nel tuo feed, nella scelta della tua generazione di dove investire il tempo, nella decisione degli advertiser di dove investire il denaro.

La ricerca lo conferma, i dati lo supportano e l’esperienza quotidiana lo valida.

E secondo me, è una delle tesi più importanti per chiunque si occupa di tecnologia e società oggi capire: non stiamo andando verso la fine della tecnologia. Stiamo andando verso il fine di una tecnologia che ci controlla e quello che viene dopo dipenderà dalle scelte che facciamo nei prossimi due, tre anni.


Cos’è il Dark Social?

Il dark social è un fenomeno che si riferisce alla condivisione di contenuti online attraverso canali privati e diretti, come email, app di messaggistica e navigazione sicura. A differenza delle piattaforme di social media dove il contenuto è visibile pubblicamente, la condivisione nel dark social avviene a porte chiuse. Questo tipo di condivisione è prevalente quando le persone inviano link a articoli, video o siti web direttamente ai loro amici, familiari o colleghi tramite messaggi privati o email. Il nome “dark” si riferisce all’anonimato e alla difficoltà di tracciare il traffico di riferimento fino alla sua fonte originale.

Il web è ricco di soluzioni di comunicazione che permettono agli utenti di interagire, via testo, audio o video, da computer, tablet o smartphone con le proprie cerchie. I principali canali utilizzati nel dark social sono:

  • I client di posta elettronica e gli SMS, per condividere contenuti audio, video o link in modo mirato con la propria rete,
  • Le app di messaggistica istantanea, come WhatsApp, Telegram, Messenger, Snapchat,
  • I messaggi privati sui social network, come Instagram, LinkedIn, Facebook Messenger, TikTok, X…

Perché il dark social è in forte crescita?

Se in passato gli utenti tendevano a interagire pubblicamente sulle piattaforme social, oggi la tendenza si è spostata verso una condivisione più discreta, in ambienti riservati e personali: è l’era del dark social. Gli utenti scelgono questi canali per diversi motivi:

  • La riservatezza degli scambi su canali meno esposti,
  • La sicurezza nelle comunicazioni con interlocutori conosciuti, l’autenticità nei rapporti con la propria rete,
  • La protezione contro attacchi informatici e minacce alla reputazione online, oltre che alla sicurezza dei propri dati sensibili e personali.

Quali sono i rischi legati al dark social?

Il dark social può essere considerato una buona pratica di cybersicurezza? In parte sì. È vero che comunicare tramite strumenti sicuri riduce l’esposizione dei propri dati personali su Internet e preserva una certa sfera privata. Tuttavia, anche se dà l’impressione di avere più controllo sulle proprie interazioni digitali, il dark social non è immune alle minacce informatiche.

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Tra i rischi più comuni ci sono gli attacchi di ingegneria sociale, come il phishing e lo smishing. Rubando le credenziali di accesso ai vostri account social o di messaggistica, i cybercriminali possono impersonarvi, inviando messaggi privati alla vostra rete per indurla a cliccare su link fraudolenti, rivelare informazioni riservate o autorizzare azioni illecite.

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FAQ e Fonti – La Morte del Feed

Domande Frequenti

Tutto quello che devi sapere sulla trasformazione dei social media e la fine del feed come lo conoscevamo

È davvero vero che il tempo sui social sta calando?
Sì, completamente verificato. Secondo l’analisi di Financial Times e GWI su 250.000 adulti in oltre 50 paesi, il tempo globale medio è sceso a 2 ore e 20 minuti al giorno nel 2024, con un calo di circa il 10% dal 2022. Il 2022 rappresenta il picco assoluto dell’era pandemica, e il declino è strutturale, non ciclico.
Se calano i social, perché la gente è ancora sempre online?
Perché non stanno abbandonando il digitale, stanno spostando il loro tempo verso spazi privati e intenzionali. L’84-95% della condivisione di contenuti avviene nel “dark social”—WhatsApp, Telegram, Discord, gruppi privati—non su feed pubblici. La gente comunica ancora, ma dove sceglie loro.
La Gen Z è veramente meno sui social rispetto ai millennial?
Sì. Il 32% dei 18-24enni ha ridotto significativamente l’uso dei social. La Gen Z ha sperimentato più intensamente il costo emotivo del feed algoritmico e sta attivamente riducendo per proteggere il proprio benessere psicologico.
Che cosa c’entra l’IA generativa con il crollo dei social?
L’IA generativa crea la “authenticity crisis”. Quando produrre contenuti costa quasi zero, il volume esplode e Facebook, Instagram, TikTok si riempiono di “AI slop”. La fiducia crolla e gli utenti vanno su ChatGPT o Reddit per risposte verificate.
Perché le persone dicono che gli eventi offline sono diventati “premium”?
Non per nostalgia, ma per arbitraggio razionale. Il digitale è infinito, gratuito, ma rumoroso. L’offline è scarso, costoso, ma garantisce presenza verificata e fiducia immediata. Il 95% di Gen Z e Millennial vuole trasformare interessi online in interazioni offline.
Se l’IA ha distrutto i social, come può l’IA salvarli?
Non come “feed più intelligente.” Come agente personale che protegge l’attenzione. Il modello cambierebbe da “navigazione” a “comando”. Il 41% degli americani riduce il tempo sullo schermo verso strumenti basati su comandi (ChatGPT, Perplexity, agenti AI).
Gli occhiali intelligenti sostituiranno davvero gli smartphone?
Non “sostituire” in senso assoluto, ma “spostare il paradigma”. Le spedizioni di smart glasses sono cresciute del 110% nel primo semestre 2025. L’idea è “ambient computing”—tecnologia invisibile quando non serve, presente solo quando è utile.
Cosa significa “dark social” esattamente?
“Dark social” è tutta la condivisione in spazi privati non indicizzati: WhatsApp, Telegram, Discord, DM privati, gruppi chiusi. L’84-95% di tutta la condivisione di contenuti globale avviene nel dark social. È il luogo dove la gente preferisce comunicare.
10%
Calo dal 2022
84-95%
Dark social
53%
Gen Z vs Google
95%
Vuole offline

Fonti di Ricerca

Una raccolta curata di fonti primarie e secondarie per approfondire la trasformazione dei social media

Ricerca Primaria e Dati Quantitativi

Report
Financial Times / GWI
Analisi su 250.000 adulti in oltre 50 paesi sul calo del tempo globale sui social media.
Financial Times
Database
Backlinko – Social Media Statistics
Database Q3 2024 con metriche globali di utilizzo. Conferma il dato di 2h21min di media giornaliera.
Backlinko
Ricerca
Resolve – Gen Z Search Behavior
Studio 2025 sulla preferenza della Gen Z per TikTok, Reddit e YouTube rispetto a Google.
Resolve
Analytics
SparkToro – Dark Social Report 2024
Analisi del traffico invisibile dai canali privati. Documenta il 100% di traffico non tracciato.
SparkToro
Ricerca
DataReportal – Digital 2025
Report globale mensile su uso digitale, social media, statistiche generazionali.
DataReportal
Sondaggio
Pew Research Center
Indagine 2025 sul comportamento sui social media degli americani.
Pew Research

Crisi di Autenticità e AI Generativa

Giornalismo
RMN Digital – AI Authenticity Crisis
Rapporto “The Great Migration” che collega il calo dei social alla crisi di autenticità causata da AI slop.
RMN Digital
Ricerca
Fotoware – Content Authenticity
Analisi della crisi di fiducia nel contenuto digitale nell’era della GenAI.
Fotoware
Accademica
California Management Review
Articolo peer-reviewed su “Authenticity in the Age of AI”.
CMR Berkeley
Standard
C2PA – Content Authenticity Initiative
Standard tecnico per verificare l’autenticità dei media digitali. Implementato da Meta, Adobe e partner.
C2PA

Psicologia, Benessere e Affaticamento Algoritmico

Ricerca
Psychological Science – Algorithm Fatigue
Studio 2024 che identifica l’affaticamento algoritmico come forma di esaurimento emotivo prolungato.
Psychological Science
Medicina
JAMA Network Open – Social Media & Depression
Studio 2023 che correla più di 3 ore giornaliere su social media con il doppio della probabilità di sintomi depressivi.
JAMA Network
Ricerca
PsychReg – Digital Burnout
Articolo sui costi personali dell’affaticamento da social media e burnout digitale.
PsychReg

Dark Social e Condivisione Privata

Report
Boston Institute of Analytics
Analisi su come il dark social sta cambiando i modelli di attribuzione e le metriche di marketing.
Boston Institute
Ricerca
Storyboard18 – Dark Social Explained
Articolo esplicativo sul fenomeno del dark social e perché le aziende non riescono a tracciare questa attività.
Storyboard18
Ricerca
Rajiv Gopinath – Dark Social Impact
Analisi approfondita dell’impatto del dark social sulla misurazione del marketing e ROI degli investimenti.
Rajiv Gopinath

Smart Glasses e Ambient Computing

Tecnologia
XR Today – Future of AR Smart Glasses
Analisi del mercato delle smart glasses nel 2025 e le implicazioni per il consumo di contenuti.
XR Today
Mercato
Next MSC – Smart Glasses Report 2025
Report di mercato con proiezioni di crescita (+110% H1 2025) e trend tecnologici principali.
Next MSC
Ricerca
Ambient Computing Explained
Guida concettuale al computing ambientale, la tecnologia che “scompare” quando non serve.
Seven Koncepts

Offline, Esperienze Premium e Community

Ricerca
Forbes – Gen Z Real-Life Experiences
Articolo su come Gen Z sta cercando attivamente esperienze offline autentiche.
Forbes
Trend
Eventbrite – Premium Offline Events
Dati su come gli eventi offline stanno diventando “risorsa premium” e filtri di qualità umani.
Eventbrite
Strategie
LinkedIn – Premium Offline Experiences
Discussione sulle strategie di premiumizzazione e la ricerca di scarsità nelle esperienze offline.
LinkedIn

Come Usare Queste Fonti

  • Ricerca primaria per articoli e tesi verificate
  • Combinazione di fonti accademiche e giornalistiche per credibilità
  • Dati quantitativi di GWI, Backlinko, Resolve per sostenere argomentazioni
  • Citazioni di studi peer-reviewed per profondità scientifica
  • Report di trend da organismi indipendenti (DataReportal, Pew Research)
Nota metodologica: Queste fonti sono state selezionate per affidabilità, indipendenza e data di pubblicazione (prevalentemente 2024-2025). La priorità è stata data a ricerca primaria (GWI, Resolve, SparkToro), studi accademici peer-reviewed, e reportage giornalistico verificato.

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  • esplorazione di titoli efficaci e pertinenti

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