Digital Divide, Cuori Uniti
C’era un tempo in cui l’Italia non era un arcipelago di schermi isolati, ma un unico, immenso battito cardiaco sincronizzato. Erano le 20:50. Il segnale non viaggiava su fibre ottiche, ma su un’antenna sbilenca sul tetto, sfidando un digital divide che allora non aveva nome: era solo il silenzio di un’Italia che ancora profumava di terra e bucato.
Poi, quella sigla. Quei sipari che si aprivano come le porte di un regno incantato.
Non era solo pubblicità. Era il patto sacro tra generazioni. In quel bianco e nero vibrante, i volti stravolti e comici de I Brutos [00:16] trasformavano un’officina meccanica in un teatro dell’assurdo. Tra schiaffi coreografati e motori che “picchiavano in testa” [00:41], la risata esplodeva nelle cucine, unendo il nonno che aveva visto la guerra e il bambino che sognava la Luna. Non c’era bisogno di un algoritmo per capire cosa ci piacesse; ci piaceva essere lì, insieme.
Mentre oggi un video su TikTok scorre via in tre secondi, lasciandoci addosso una fame nervosa che non si placa mai, Carosello era un rito di passaggio. Era la promessa che, dopo quegli schiaffi di Gianni e la “buona cera” della Grey [01:52], la giornata era compiuta. Quel “Dopo Carosello tutti a nanna” non era un ordine, ma una carezza collettiva.
Il messaggio arrivava forte, intenso e inequivocabile: non serviva la velocità della banda larga per connettere i cuori. Bastavano poche gocce di cera, una gag ingenua e la consapevolezza che, in quel preciso istante, ogni famiglia italiana stava guardando lo stesso specchio di sogni [02:12].
Ci addormentavamo con quel sorriso stampato in faccia, portandoci nel sonno un pezzetto di quella gioia condivisa. Perché Carosello non vendeva prodotti; Carosello vendeva l’appartenenza a una storia infinita. Una storia che, nonostante tutto il progresso, oggi ci manca come l’aria.

l’Italia: Perché Carosello era più potente di TikTok.
A nanna dopo la Grey. Il sipario che unì l’Italia
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